BlackNight

Howard Tate

La saga di Howard Tate è una fonte d’ispirazione nel vero senso della parola.
Abbracciando sessanta anni tumultuosi, ricca di trionfi e di tragedie, plauso del popolo e amaro tradimento, è semplicemente leggendaria. Ma, come ogni grande storia, tutto è bene quell che finisce bene.
Fatalmente per Tate ma anche per i milioni di autentici fan sparsi in tutto il paese e nel mondo intero, la sua vita possiede tutta la sonorità soddisfacente che deriva in modo esclusivo dai riconoscimenti conquistati, dalle promesse alla fine mantenute e da un futuro veramente promettente.
Questo futuro ha inizio con Rediscovered, l’ultimo album da brivido di questo cantante Blues per eccellenza inciso presso le case discografiche associate Private Music / Arista.
Ciò che è successo ad Howard negli anni intercorsi non costituisce solo un testamento mozzafiato della tenacità dell’essere umano; ma è lo spirito stesso che abbellisce questi 12 pezzi belli e commoventi.
Questa è la musica di un’esistenza vissuta appieno, di un talento temprato e messo alla prova e di quella sorta d’intervento divino che riaccende la fede e ribadisce la verità semplice che Qualcuno lassù ama Howard Tate.
Se questo nome vi suona familiare, riconoscetevi un poco esperti di Blues.
I più informati ricorderanno che Tate è stata una delle luci più fulgide della scena R&B tra la metà e la fine degli anni sessanta, una vera età dell’oro per gli artisti giovani ed ambiziosi che appena riuscivano ad emergere dall’ombra incombente dei grandi fondatori.
Spiccava persino in mezzo a rivali del calibro di Otis, Percy e Wilson.
La sua reputazione fu dovuta in gran parte ad uno spettacolo live incendiario, il suo album di debutto del 1967, pietra miliare della sua carriera, e alla collaborazione artistica con il produttore e compositore di canzoni Jerry Ragovoy, uomo dietro a capolavori della storia del Blues e dell’R&B come “Time Is On My Side”, “Piece Of My Heart” e autore delle partiture di altri pezzi.
Eppure proprio nel momento in cui una serie di pezzi da Top 20 – inclusi Look At Granny Run Run, Stop e Ain’t Nobody Home – erano seguiti da un secondo album nel 1974, si schiudeva un capitolo tristemente familiare in quell’era per molte stelle della musica nera.
Promoter spregiudicati, programmi di Tournée stressanti e diritti d’autore esorbitanti cospiravano nell’esaurire il piacere ed i profitti della sua carriera.
Entro la metà degli anni settanta era uscito di scena, lasciando un destino musicale frustrato ed uno stuolo di fan delusi.
É quì che la sua storia prese una piega tragica, autodistruttiva.
Tornato alla sua nativa Filadelfia, iniziò a vendere assicurazioni per mantenere la moglie e i suoi sei figli, uno dei quali – una figlia di tredici anni – morì in un incendio scoppiato in casa nel 1976.
L’enorme dolore per la sua perdita lo fece crollare e portò alla fine del suo matrimonio di diciannove anni ed infine lo privò di un qualunque scopo nella vita.
Una lenta discesa nella droga e nell’alcool lo portarono sulle strade più meschine della città natale, dove visse fino al 1994, anno in cui toccò il fondo e trovò Dio che lo aspettava ad un bivio.
“Mi spaventò a morte”, ricorda della mattina del 1994, quando sentì una voce che gli diceva di andare nel mondo a predicare il Vangelo.
Era come se Dio lo sollevasse nell’infinità.
“Non ero nè addormentato nè sveglio.Non avevo nessuna voglia di predicare ma non avevo scelta.Così mi misi all’opera.”
Formata la chiesa itinerante Gift of the Cross, che si riuniva nei salotti della sua piccola ma fervente congregazione, Tate si vestì della devozione che stava trasformando la sua vita, liberandolo dalla droga e dall’alcool e donandogli una durevole compassione per i senzatetto e i disperati coi quali aveva passato tanti anni della sua vita.
Ma un periodo miracoloso della sua vita stava per iniziare.
Il suo produttore di un tempo, Jerry Ragovoy, si era avventurato da tempo alla ricerca di questo artista, il cui straordinario potenziale era stato stroncato.
“Dalla fine degli anni settanta avevo continuato a ricevere chiamate da parte di promoter e di proprietari di club che chiedevano Howard”, ricorda Ragovoy.
“Lo avevo cercato in quaunque modo ma era come se fosse sparito dalla faccia della terra. Ma Ragovoy non era l’unico fan che teneva viva la fiamma di Tate.
Il dj dell’area di Filadelfia Phil Casden aveva lanciato una crociata nel suo programma radiofonico per sapere dove si trovava quella leggenda del blues.
“Ci sono cresciuto con la sua musica” si entusiasma Casden.
“Chiunque ascolti Get It While You Can e non si emozioni farebbe meglio a controllare le sue pile.Potrebbero essere scariche.”
Molti pensavano che Howard Tate fosse morto, anche se l’interesse e le richieste del brillante blues di questo prodigio di un tempo aumentarono dopo il remake del 1995 di Get It While You Can.
Le diciture sull’album parlavano dell’artista al passato.
Ma, come ha detto scherzoso Marc Twain una volta, le voci sulla sua morte erano state ampiamente esagerate.
La notizia di un incontro fortuito con un collega musicista in un supermarket di Philadelphia il primo giorno dell’anno 2001 raggiunse lo show radiofonico di Casden e fu presto riferita a Ragovoy.
“Era incredibile” confida il produttore.
“Immediatamente mi misi in contatto con lui, per riprendere una vecchia amicizia.
Non avevo idea di lavorare nuovamente con lui finchè non lo sentii parlare per la prima volta.
Sapevo già che ce l’aveva ancora.
La sua voce era forte e chiara, cosa in sè miracolosa considerato lo stile di vita che aveva condotto negli anni precedenti.” Ragovoy fece in modo che Howard iniziasse ad esibirsi nuovamente, persino al New Orleans Jazz & Heritage e al Portland Oregon’s Waterfront Blues Festival, anche se i due stavano pianificando di ritornare in sala di registrazione. “Avevo qualche dubbio sul ritornare su quella parte della mia esistenza” confessa Tate, “Ma quando pregavo, Dio mi diceva: ‘Ti ho dato questa voce e la musica è così bella.’ Però alla fine ho ricominciato a cantare solo per Jerry Ragovoy.
Aveva un fortissimo ascendente su di me.” “Quando lo sentii in studio caddi quasi dalla sedia” continua Ragovoy.
Non aveva perduto assolutamente nulla della sua estensione e timbro e, semmai, la sua voce aveva acquistato un po’ di colorazione.
Ascoltarlo nuovamente fu come tornare indietro di 30 anni.” Eppure non solo quel loro ricongiungimento riprese senza sforzi dal punto in cui avevano lasciato, ma servì anche a programmare un’agenda per un importante capitolo nuovo della loro associazione musicale.
Tate, lavorando in studi vicini alla città natale di Ragovoy, Atlanta, divideva i suoi giorni fra la predicazione e la registrazione di un nuovo album, con il supporto eccezionale di uno staff musicale che includeva la Uptown Horns.
Ragovoy produsse, suonò la tastiera e contribuì con un fascicolo di canzoni originali (inclusa Either Side Of The Same Town, scritta insieme a Elvis Costello, un altro fan di Tate di vecchia data) che si inserirono tra i migliori pezzi della sua lunga carriera. Il risultato è Rediscovered, raramente un album è stato chiamato in modo più adatto alla circostanza.
Con la maestria tanto consumata quanto appassionata di esordi trascinanti come Mama Was Right, la decisamente Funky Organic Love (100% Natural) e l’indimenticabile interpretazione del classico di Prince Kiss, Rediscovered non è nientemeno che una reintroduzione dell’arte del soul classico in una nuova generazione.
E, attraverso tutte le inverosimili svolte del suo destino, Tate è rimasto fedele a quelle verità conquistate a fatica che lo hanno portato a questo nuovo inizio.
Conclude dicendo che ritornare a cantare in studio è stato grande.
“Ma dentro di me cerco sempre di ricordare perchè lo sto facendo.
Era per la Gloria, ma adesso Dio è venuto giù dritto dicendomi che devo impiegare tutti i guadagni per costruire un centro di riabilitazione e un rifugio per i senzatetto.
Immagino che sia il Suo modo di ricordarmi da dove sono venuto… e quanto lontano devo ancora andare.”